Uno degli eventi più curiosi e attesi della Korea Week di Torino, organizzata dall'Istituto Culturale Coreano, è sicuramente la cerimonia del Baru-gongyang, il rituale sacro con cui si mangia con gratitudine nei templi buddisti: mangiare infatti non è solo nutrirsi, ma un modo per riflettere sull’origine del cibo ed essere grati alla natura e alle persone che preparano i prodotti. La famosa chef e monaca buddista Jeong Kwan, una delle più importanti esponenti della tradizione, guiderà i partecipanti nell’esperienza di questa filosofia dalla quale è nata una cucina vegetariana “zen”

Oggi presso il Museo di Arte Orientale la chef ha introdotto i partecipanti previamente iscritti online alla cerimonia del barugongyang, insieme a piccoli workshop per realizzare fiori di loto in carta (uno dei simboli più iconici del Buddismo) e stampe di incisioni di simboli buddisti.

 

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CHE COS’È IL CIBO DEL TEMPIO COREANO

L’espressione “Cibo del Tempio" si riferisce al cibo consumato quotidianamente presso i templi buddhisti, dove tutto è considerato parte della pratica stessa: monaci e monache sono coinvolti direttamente nel processo, dal far crescere le verdure al preparare il cibo.

I praticanti della dottrina monastica mostrano sempre gratitudine verso coloro che sono coinvolti nella preparazione del cibo. Prendono solo la quantità di cibo necessaria al loro sostentamento fisico, senza lasciare avanzi nelle loro ciotole. Questo approccio distintivo alla preparazione del cibo ha preso forma gradualmente nel corso dei secoli ed è basato sul fondamento della filosofia buddhista e sulla pratica.

Il cibo del Tempio è naturale, sano e parte integrante della vita buddhista. Anche oggi, questa tradizione vecchia di 1700 anni è più che mai viva presso i templi buddhisti coreani.

 

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Jeong Kwan è una monaca buddista coreana nata nel 1957. Da diversi anni vive nell’eremo di Chunjinam, nella zona meridionale della Corea del Sud vicino al Parco Nazionale di Naejangsan. La vita in monastero persegue valori quali l’austerità, il lavoro, la devozione e la predisposizione ad una vita non basata sull’egocentrismo. La cuoca traspone i principi di vita del tempio nella sua cucina vegana zen e, quotidianamente prepara i pasti per i suoi compagni monaci e per chi chiunque passi per il monastero anche solo per visitarlo. È cresciuta in una fattoria e ha imparato a fare i noodles alla tenera età di 7 anni. A 17 anni andò via di casa e due anni dopo entrò a far parte di un gruppo di suore Zen dove scoprì la sua vocazione: diffondere il Dharma attraverso la cucina.

 

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SPIRITO E VALORI CONTENUTI NEL CIBO DEL TEMPIO

Il cibo del Tempio costituisce un nucleo culturale che dà una forma concreta agli insegnamenti essenziali del buddhismo sul suo cammino verso un modo di vivere salutare e l’illuminazione. Allena gli esseri umani a vivere armoniosamente con la natura e riceve le offerte della natura nello spirito dell’inter-essere.

Nel cibo del Tempio, viene posta particolare enfasi all’importanza di non essere attaccati al cibo. Esso è un mezzo per raggiungere l’obiettivo di produrre un recipiente puro e sano per ricevere e realizzare il buddha-dharma. Fa uso di verdure stagionali per soddisfare sia il gusto che i bisogni nutrizionali e il risultato è quello di rasserenare sia la mente che il corpo.

Ingredienti diversi vengono combinati con attenzione per insegnare una lezione di pacifica coesistenza e la verità dell’interconnessione di tutti gli esseri viventi. Il cibo del Tempio ci ricorda il cerchio della vita mostrando come tutti gli esseri umani, come il cibo, nascono dalla natura e infine ad essa ritornano.

 

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CARATTERISTICHE DEL CIBO DEL TEMPIO COREANO

IL CIBO COME PRATICA

Consumare i cosiddetti oshinchae (cipolle, aglio, erba cipollina, cipolle verdi e porri) o utilizzare spezie è proibito, perché essi possono disturbare o distrarre i praticanti del buddhismo. 

Il cibo del Tempio coreano non fa nemmeno uso di alcun prodotto animale, a eccezione dei latticini, in quanto il buddhismo coreano proibisce la carne: il Buddha, infatti, dice che “Mangiare la carne estingue i semi della compassione”, e la dottrina buddhista insegna che avere compassione significa abbracciare tutti gli esseri viventi come se fossero uno.

La cultura dietetica del buddhismo coreano è da sempre devota nei confronti della vita. Ciò dimostra quanto i pasti in monastero siano un mezzo attraverso il quale monaci e monache comprendono che tutte le vite sono interdipendenti tra loro e che devono sforzarsi di costruire un mondo in cui tutti vivono insieme in armonia.

Invece degli aromi artificiali, il cibo del Tempo coreano usa una varietà di erbe di montagna e ortaggi selvatici, e ciò ha portato allo sviluppo di una tradizione vegetariana. Dal momento che molti templi coreani si trovano sulle montagne e che ciò dà la possibilità di trovare facilmente radici selvatiche, steli, foglie, frutta e fiori, monaci e monache sono divenuti naturalmente delle guide nel modellare la cultura vegetariana. Inoltre, sono stati sviluppati condimenti e aromi naturali. Esempi di condimenti naturali usati nei templi sono: funghi in polvere, alche in polvere, jae-pi in polvere, semi di perilla in polvere e fagioli crudi in polvere.

 

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CIBO NATURALE

Questi condimenti vengono usati quando si preparano brodo, kimchi e piatti di verdura per correggere il disequilibrio nutrizionale e migliorare il sapore. Usati nei templi fin dai tempi antichi, questi condimenti naturali stanno emergendo nei tempi moderni come una potente alternativa agli aromi artificiali che possono essere pericolosi per la salute.

CIBO CONSERVATO

In Corea ci sono quattro stagioni distinte e tutti i tipi di verdura sono disponibili a partire dalla primavera. Per preservare queste verdure e piante per l’inverno, monaci e monache hanno sviluppato diverse tecniche di conservazione del cibo.

A parte i famosi kimchi e jang, altri cibi conservati sono: jang-a-jii, verdure conservate nella salsa di soia, crema di peperone rosso e crema di soia, verdure sotto sale e aceto e verdure sotto sale. Il vantaggio di questi cibi conservati è che possono essere immagazzinati per lunghi periodi di tempo senza perdere i loro valori nutrizionali. Questi conservanti, inoltre, forniscono i nutrienti che potrebbero mancare nelle verdure. Nei templi buddhisti coreani viene preparata una gran varietà di cibi fermentati. Se formaggio, yogurt e vino sono tipici cibi fermentati in occidente, in Corea i più tipici sono kimchi, salsa di soia, crema di soia, crema di peperone rosso, aceto, riso fermentato e tè di aghi di pino.
I vari elementi nutritivi prodotti tramite la fermentazione non solo aggiungono sapore al cibo, ma abbassano anche il livello di colesterolo, hanno qualità che inibiscono l’insorgere del cancro e difendono il corpo umano da molte malattie legate all’invecchiamento.

CIBI SANI ED ECOLOGICI

L’assortimento di verdure e ortaggi usati nel cibo del Tempio contengono abbondanti fibre naturali, così come carboidrati e proteine. Anche se è strettamente vegetariano, il cibo del Tempio coreano è ricco di sostanze nutritive, ma è povero di colesterolo. Tutti dovremmo utilizzare gli ingredienti della cucina del Tempio nella vita di tutti i giorni, in modo da avere una vita più sana e per prevenire i problemi di salute correlati all’avanzare dell’età. La popolarizzazione del cibo del Tempio contribuirebbe a una vita dietetica più sana, sia per i coreani che per gli abitanti di tutto il mondo.

 

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BARUGONGYANG

Il Barugongyang è il pasto monastico formale in cui le persone mangiano da una “baru” (ciotola di legno). Riso, brodo, contorno e acqua vengono posti ognuno in un set di quattro ciotole di dimensioni diverse. Bilanciare la giusta quantità di cibo, dai contorni salati per poi procedere col riso, può essere complicato: bisogna considerare con attenzione quanto riso e quanto contorno servirsi in modo che alla fine venga mangiata la giusta quantità di entrambi i cibi. La chiave del barugongyang è prendere solo ciò di cui si ha bisogno.

Il Barugongyang è uno dei modi più ecologici di mangiare, perché non produce rifiuti. Anche l’acqua che tutti rovesciano dalla loro ciotola è pulita. Non c’è il rischio di crescita batterica perché le ciotole vengono lavate subito dopo ogni pasto. Le ciotole e gli altri utensili vengono solitamente disinfettati sotto il sole, che è molto più igienico rispetto a usare stracci umidi per asciugare l’acqua in eccesso.

I pasti monastici buddhisti si svolgono in maniera ordinata. Sono una parte importante della pratica monastica e il loro significato è ben rappresentato dai canti che accompagnano ogni stadio del pasto.

BARU

Dopo che il Buddha raggiunse il risveglio, due buddhisti laici gli offrirono il suo primo pasto. Ognuno dei quattro Re Celesti gli offrì una ciotola di pietra, in cui il Buddha mangiò e che poi mise l’una dentro l’altra. Seguendo il suo esempio, i discepoli di Buddha iniziarono a usare quattro ciotole per i loro pasti, dando inizio a una tradizione che viene praticata ancora oggi.

Durante le cerimonie formali monastiche del cibo nei templi buddhisti coreani, un set di ciotole di legno viene usato per accogliere il cibo. Solitamente sono quattro (più raramente cinque) ciotole e ognuna di esse è leggermente più piccola dell’altra in modo da poter essere infilate l’una dentro l’altra per riporle e trasportarle più facilmente. La eosi-baru (o Buddha-baru) è la ciotola più grande, riservata esclusivamente al riso. La seconda è la gook-baru (o Bodhisattva-baru) ed è per il brodo. Seguono la cheonsu-baru (o Srava-baru) per l’acqua e la banchan-baru (o Pratyeka-baru) per il contorno. Se le ciotole sono cinque, la più piccola è chiamata shishik-baru e viene usata per offrire il cibo agli esseri che si trovano negli inferi, ai fantasmi affamati e agli asura (i demoni).

LO SPIRITO CHE GUIDA IL BARUGONGYANG

UGUAGLIANZA

A prescindere dal grado o lo status sociale, tutti i membri della comunità condividono equamente il cibo e ne mangiano la stessa quantità.

PULIZIA

Tenere pulite le proprie baru e servirsi solo di quanto si riesce a mangiare è sinonimo di un barugongyang pulito. I monaci e le monache attraversano le fasi del pasto accompagnati dal suono di due bastoni di bambù che vengono battuti insieme.

ONORABILE POVERTÀ

Quando il cibo viene servito, non può essere lasciato nemmeno un piccolo rimasuglio di condimento, perciò le persone bevono anche la piccola quantità di acqua che rimane dopo aver lavato l’interno delle ciotole alla fine del pasto. In seguito, le baru vengono nuovamente risciacquate in una ciotola comune chiamata cheonsumul.

COMUNITÀ

Il senso di comunità tra monaci e monache è rafforzato dalla consapevolezza di mangiare pasti che sono stati preparati nella stessa pentola nello stesso momento. Spesso al barugongyang segue un incontro del Gran Consiglio per discutere le questioni che riguardano il tempio con un’impostazione democratica.

GESTI VIRTUOSI

Monaci e monache esprimono la loro profonda gratitudine per le persone che hanno lavorato duramente per preparare il loro cibo, facendo così voto di virtù. Monaci e monache fanno anche voto di salvare tutte le creature con impegno e dedizione.

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COME SI SVOLGE IL BARUGONGYANG

CANTO CHE PRECEDE IL PASTO

“Da dove proviene questo cibo?
Le mie virtù sono così poche che merito a malapena di riceverlo.

Lo prenderò come una medicina per liberarmi dall’avidità che si annida nella mia mente e per mantenere il mio fisico, finché raggiungerò l’illuminazione.”

• Dopo che i bastoni di bambù vengono battuti tre volte, congiungete i palmi di fronte al petto e inchinatevi; poi disfate l’involto in cui sono riposte le baru.

• Disponete le baru sulla tovaglietta.

• Quando i bastoni di bambù vengono battuti una volta, il monaco incaricato distribuirà il cibo nel seguente ordine: acqua, riso, brodo e un assortimento di contorni di verdura e ortaggi. Risciacquate le baru in ordine di grandezza con l’acqua che era stata servita in precedenza. Conservatela per dopo nella cheonsu-baru.

• Quando i bastoni di bambù vengono battuti di nuovo, prendete la ciotola di riso, sollevatela con due mani e intonate il “canto di offerta del pasto”.

• Come gesto simbolico di condividere il cibo con tutte le creature affamate, ogni monaco e monaca tiene da parte una piccola porzione di riso che viene messa in una ciotola comune.

• Quando i bastoni di bambù vengono battuti tre volte, il pasto ha finalmente inizio. Mangiate in modo armonioso tenendo il ritmo con gli altri e rimanete in silenzio. Lasciate un pezzo di kimchi per ripulire la ciotola da ogni avanzo alla fine del pasto.

• Quando i bastoni di bambù vengono battuti due volte, passatevi l’acqua tra voi.

• Quando i bastoni di bambù vengono battuti una volta, versate un poco d’acqua, prendete l’ultimo pezzo di kimchi e fatelo girare lentamente nella ciotola per ripulirla da ogni traccia di cibo all’interno. Quando avete fatto, mangiate il pezzo di kimchi e bevete l’acqua che è rimasta nelle ciotole pulite.

• Quando i bastoni di bambù vengono battuti una volta, usate l’acqua che avete tenuto da parte nella cheonsu-baru per risciacquare nuovamente la ciotola. Quando il monaco incaricato viene a prendere l’acqua rimanente, versatela con attenzione nel secchio comune in modo da lasciare eventuali residui di cibo sul fondo della ciotola. Bevete l’acqua residua e le particelle di cibo al suo interno.

• Quando i bastoni di bambù vengono battuti una volta, intonate il “canto per la fine del pasto”. Dopo aver asciugato le ciotole, il cucchiaio e le bacchette con la tovaglietta, avvolgeteci di nuovo le ciotole in modo ordinato.

• Quando i bastoni di bambù vengono battuti una volta, si conclude il barugongyang.

• Quando i bastoni di bambù vengono battuti una volta, alzatevi e impilate le ciotole una dentro l’altra. Poi formate due file e fate tre mezzi inchini verso chi vi sta di fronte al suono di altri tre battiti dei bastoni di bambù.

Tutte le foto sono state realizzate da Filippo Venturi

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Il Far East Film Festival è una manifestazione dedicata al cinema asiatico che si tiene a Udine nella seconda metà del mese di aprile dal 1999.

Attualmente è il più rilevante festival europeo dedicato al cinema popolare asiatico. Quest’anno si è svolto dal 26 Aprile fino al 4 Maggio.

Come ogni anno, il programma è stato variegato e pieno di film tutti da vedere, 9 giorni di programmazione, 77 film dal presente, dal futuro e anche dal mondo della fantasia. Ci sono state 3 anteprime mondiali e 14 debutti in Europa e in Italia. Presenti più di 60 mila spettatori, 200 professionisti dell’industria cinematografica orientale ed europea e 200 Guest star dall’Asia (tra cui Jeon DoYeon, Yao Chen, Anthony Wong, Kong HyoJin)

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La presidente Sabrina Baracetti, la regista Lee Jong-un, l’attrice Jeon DoYeon e il coordinatore generale Thomas Bertacche.

Oltre alla proiezione dei film, ci sono stati oltre 100 diversi eventi alla scoperta del mondo asiatico sparsi per tutta la città. Tra lezioni di yoga, riti del sake, danze filippine e thai, sfide tra pasta e noodles, cosplay, danze e musiche tradizionali coreane e esibizioni di arti marziali era presente anche un Ooji no yume maid cafè.

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Anthony WongCrisel Consunji, la regista Oliver Chan e la presidente e presentatrice Sabrina Baracetti

Il pubblico per tutti i 9 giorni ha avuto la possibilità di votare i film visti e di decidere la classifica. Gli accreditati Black Dragon hanno assegnato a Still Human il Premio della critica. 

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Al secondo posto si è invece classificata la black comedy cinese Dying To Survive di Wen Muye.

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Il terzo posto il super blockbuster coreano Extreme Job di Lee Byoung-heon.

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Il Gelso Bianco per le opere prime, infine, è andato al giapponese Melancholic dell’esordiente Tanaka Seiji, mentre i lettori di MYmovies.it hanno preferito gli ardori ultra pop giapponesi di Fly Me To The Saitama di Takeuchi Hideki.

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Il prossimo appuntamento sarà sempre al Teatro Nuovo di Udine, per la ventiduesima edizione, dal 24 aprile al 2 maggio 2020!

Al via la Prima Edizione di Go Japan Film Festival, il Nuovo Festival Fiorentino dedicato alla scoperta del Giappone attraverso i sapori, i colori, le tradizioni, le suggestioni e soprattutto il Grande Cinema.


Quattro film in anteprima nazionale in lingua originale sottotitolati in italiano, un seminario con degustazione di sake a cura di Firenze Sake e la bellezza dei kimono tradizionali nel laboratorio sulla vestizione curato da Ikeshima Eri. Ospite speciale di questa prima edizione l’attrice giapponese naturalizzata italiana ICHIKAWA JUN.

I FILM IN PROGRAMMA

SABATO 18 MAGGIO

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16:00

UNDER ONE UMBRELLA

di Takayuki Takuma, Giappone, 2018, 116 min. Cast: KURASHINA Kana, ICHIHARA Hayato, IRIYAMA Anna.

Sinossi: Il padre di Satsuki risulta scomparso da ben venticinque anni. Dopo molte ricerche la ragazza intraprende un viaggio alla volta del villaggio in cui sembra si sia nascosto. Quando finalmente riesce a incontrarlo, Satsuki scoprirà che il padre si è costruito una nuova famiglia e che di lei non sapeva nulla.

Critica: Un cast di formidabili giovani attori per una deliziosa opera corale sull’importanza delle proprie radici. Divertimento e commozione accompagnano riflessioni delicate sul reale significato di famiglia, non solo intesa come legame di sangue, ma anche come mutuo aiuto e sostegno all’interno di una piccola comunità.

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20:00

DESTINY: KAMAKURA

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di Takashi Yamazaki, Giappone, 2017, 129 min. Cast: SAKAI Masato, TAKAHATA Mitsuki, TSUTSUMI Shinichi.

Sinossi: Per Akiko, neo sposa del famoso scrittore Masakazu Isshiki, è presto chiaro che Kamakura, dove si èappena trasferita con il marito, è un luogo speciale. La comunità è infatti abitata da stravaganti creature che si sono integrate con gli umani e non è affatto strano incontrare per strada qualche spirito proveniente dall’aldilà in visita ai suoi cari. Ma come reagirà la ragazza, alle prese con la sua nuova vita da moglie, nello scoprire che il secondo lavoro di suo marito è quello di investigatore del soprannaturale?

Critica: Una fiaba moderna dal fascino retrò in cui l’animazione si fonde perfettamente con il live action, popolata da personaggi, sia umani che fantastici, abilmente caratterizzati. Senza mai abbandonare i toni lievi del genuino intrattenimento il film non rinuncia a soffermarsi con sensibilità su temi esistenziali come la vita, l’amore e la morte.

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DOMENICA 19 MAGGIO

16:00

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THE PROJECTS

di Junji Sakamoto, Giappone, 2016, 103 min. Cast: FUJIYAMA Naomi, KISHIBE Ittoku, OKUSU Michiyo.

Sinossi: I due anziani coniugi Yamashita si sono da poco trasferiti in un piccolo appartamento di un quartiere popolare di Osaka. Abili erboristi da generazioni, dopo un tragico evento hanno abbandonato l’attività conservando però un solo cliente: il misterioso signor Shinjo. La vita nella nuova comunità non sempre è facile e i nuovi arrivati sono guardati con un certo sospetto. Malgrado i pettegolezzi, le supposizioni e i molti equivoci la vita degli Yamashita sta per subire un cambiamento inaspettato.

Critica: Pellicola affascinante di stampo autoriale che, partendo dalla vita in una piccola comunità come quella di un condominio in un quartiere popolare, racconta con intensità lo sforzo di rinascere dopo l’elaborazione di un lutto. Personaggi indimenticabili e umanissimi alle prese con gli alti e bassi della quotidianità del tutto ignari di cosa il futuro ha in serbo per loro.

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20:00

KOTO - THE OLD CAPITAL - Questo film è presentato col patrocinio del Kyoto Club

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di Saito Yuki, Giappone, 2016, 117 min. Cast: MATSUYUKI Yasuko, HASHIMOTO Ai, NARUMI Rico.

Sinossi: Chieko gestisce un negozio di kimono a Kyoto ma gli affari non vanno bene. Sua figlia Mai, prossima alla laurea, è indecisa tra l’intraprendere la propria strada o occuparsi del negozio. Anche Naeko, la sorella gemella da cui Chieko si è separata in tenera età, ha una figlia. La ragazza di nome Yui studia arte a Parigi dove però vive una crisi creativa. I destini di Mai e Yui si incroceranno molto presto. 

Critica: Dal romanzo dell’autore premio Nobel per la letteratura Yasunari Kawabata una meravigliosa storia di tradizioni, passione e legami famigliari. Un film sulla responsabilità individuale circa il retaggio culturale della propria nazione ma anche sulla necessità di scoprire la propria vocazione. Generazioni diverse indissolubilmente legate alla storia e all’identità della città di Kyoto. 

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Il vincitore della prima edizione di Go Japan Film Festival sarà decretato dal pubblico presente in sala tramite una votazione al termine di ciascuna proiezione e comunicato nei giorni successivi al Festival attraverso i nostri canali social. Ospite speciale dell’ultima serata ICHIKAWA JUN

Volto asiatico del cinema e della tv italiana dopo lo studio della danza classica e l’esordio in palcoscenico in importanti opere come “Agamennone”, “Le troiane” e “Andromaca”, arriva il primo ruolo da protagonista al cinema con Ermanno Olmi che la dirige in “Cantando dietro i paraventi”. Ichikawa Jun grazie al suo talento e al suo continuo rinnovarsi si è affermata come uno dei volti più conosciuti del cinema e della tv in Italia. Dopo aver lavorato al cinema con, fra gli altri, Dario Argento, Giuseppe Tornatore e Aurelio Grimaldi, diviene protagonista di fiction di grande popolarità come “L’ispettore Coliandro”, “RIS 5- Delitti Imperfetti” e “L’ Allieva”. 

Molto attiva anche nel doppiaggio presta la sua voce a diversi film fra cui “ Harry Potter e il calice di fuoco” e "Harry Potter e l’ordine della fenice”, “Lost in Translation”, “Robocop”, “Trasformers 4”. Prossimamente la vedremo al cinema nell’ultimo film di Alessandro Siani “Il giorno più bello del mondo” e nella pellicola internazionale di Jonathan Nossiter “Last words” accanto a Nick Nolte, Charlotte Rampling, Stellan Skarsgård. 

Alle 18:00 di Domenica 19 maggio Ichikawa Jun, accompagnata da Ikeshima Eri, sarà protagonista di una dimostrazione di vestizione di kimono tradizionale

A seguire incontrerà il pubblico di Go Japan Cinema. (INGRESSO GRATUITO

EVENTI COLLATERALI SABATO 18 MAGGIO

ORE 18:00 SALA MYMOVIES

SEMINARIO SUL SAKE

Go Japan Cinema e Firenze Sake presentano un seminario sul sake e la sua produzione presso la sala My-Movies del cinema La Compagnia. Al termine sarà offerta una degustazione. L’ingresso è libero con massimo 20 posti disponbili, si richiede di prenotarsi alla email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. con nominativi e recapiti.

Il seminario sarà presentato da Giovanni Baldini Fondatore FirenzeSake, Importer Premium Japanese Sake, Sake Educator WSET - London, Sake Sommelier SSA.

Firenze Sake, una realtà operante sul territorio impegnata nella divulgazione della cultura del sake giapponese in Italia tramite l’importazione in esclusiva dei sake prodotti di sei cantine di altrettante prefetture.

www.firenzesake.com

Go Japan Cinema è un evento organizzato da Go Asia Cultural Association con la collaborazione di Tsunagite e patrocinato dall’Ambasciata del Giappone in Italia

INGRESSO: Biglietto unico: 6€ / 5€ tessera IOinCOMPAGNIA

Abbonamento 4 film: 20€

Eventi collaterali: INGRESSO LIBERO

 

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