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Un producer italiano nel K-Pop: intervista a Gionata Caracciolo

Di Pubblicato Luglio 21, 2020

La sua ultima produzione musicale per il mondo del K-Pop è stata "Break All The Rules", singolo di debutto dei CRAVITY, ma nel suo curriculum ci sono già molte collaborazioni prestigiose. Parliamo di Gionata Caracciolo, produttore e songwriter di Modena, che abbiamo avuto il piacere di intervistare.

 

Ciao Gionata! Partiamo dall'inizio, com’è iniziata la tua carriera musicale?

Ciao a tutti i follower di K-tiger!

Dunque, se parliamo di carriera musicale generale, posso dire che è iniziata intorno al 2003 con diverse hit di musica dance, ma parlando invece specificatamente del Kpop e della musica asiatica, nel 2012 con la produzione del comeback di una solista rookie dell’epoca chiamata Andamiro (adesso conosciuta come ANDA). Successivamente, nel 2018 ci furono i VAV, Red Velvet, Super Junior e molti altri come gli ultimissimi di casa Starship, i CRAVITY.

 

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Quando e come sei venuto a conoscenza del K-Pop?

Il colpevole è un mio caro amico di Milano che, nel 2011 mi fece ascoltare alcune canzoni Kpop che aveva trovato su YouTube. Non nascondo che il primo approccio non fu’ dei migliori, anzi. Trovai tutto un po’ “strano” per i miei gusti, nonostante comunque lo stile di molte canzoni non erano poi così lontane da quello che già producevo e ascoltavo.

Ma come si dice in molti casi, se è destino…. E infatti, qualche settimana dopo, ritornò alla carica con un’altra canzone da farmi ascoltare: IU “You And I”.
Non ho ben capito esattamente cosa mi attirò di quella canzone, ma il giro armonico, gli strumenti, il video super fantasy… insomma, rimasi abbastanza colpito da quella canzone tanto da segnarmela tra i preferiti per riascoltarla successivamente.

 

In che modo è avvenuto il primo contatto con le etichette coreane?

Il primissimo contatto, come accennato prima, è stato con la Trophy Entertainment dell’artista Andamiro. Mi contattarono loro perché sentirono una mia canzone che stava girando nelle discoteche coreane e cercavano quel tipo di sound per il comeback della loro solista.
Qualche anno dopo invece, con il mio attuale editore, ci fu’ il primo incontro con la SM e tantissime altre agenzie coreane con cui oggi collaboriamo a stretto contatto.

 

Hai avuto modo di interagire con alcuni dei gruppi K-Pop per i quali hai collaborato?

Ho avuto una bella interazione con i VAV quando sono venuti qui in Italia a Milano. Ci siamo salutati come vecchi amici nel backstage e abbiamo immortalato quel momento con una splendida foto che trovate nel mio profilo Instagram (per i più curiosi). Ho avuto diverse interazioni anche con le Dreamcatcher la quale però non c’è stata ancora nessuna collaborazione reale, ma chissà nel futuro!

 

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Stando alle tue esperienze, qual è il processo di creazione di una canzone di successo K-Pop?

Ci sono diversi modi di creare una canzone Kpop, a volte si comincia scrivendo una linea melodica chiamata “topline” dove viene poi confezionato un arrangiamento musicale chiamato track o backing track. Altre volte è l’esatto contrario e come spesso succede nel mio caso, io creo una traccia dove viene poi successivamente scritta la topline. In alternativa, quando vengono organizzati dei “songwriting camp”, succede che venga creato tutto contemporaneamente insieme a trackmaker e topliner.

 

Per quali gruppi ti piacerebbe comporre una canzone?

Mi piacerebbe tantissimo collaborare con le WJSN! Per chi mi conosce da vicino sa benissimo quanto io sia un loro grandissimo fan, quindi sì, principalmente con loro, ma ci sono tantissimi altri gruppi, anche rookie, che ammiro e seguo con molta attenzione e con il quale mi piacerebbe collaborare.

 

Pensi che il K-Pop possa ancora crescere ed espandersi a livello mondiale, diventando un prodotto più commerciale?

Ora il Kpop sta vivendo il suo momento più glorioso grazie ai BTS, le BLACKPINK, i MONSTA X etc che sono riconosciuti a livello mondiale anche grazie alle collaborazioni che hanno fatto con artisti internazionali. Il mio pensiero è che questo fenomeno (perché comunque di fenomeno si parla), continuerà ancora per un po’ finché non arriverà qualcosa di nuovo che lo riporterà in uno stato di fama “contenuta” come era qualche anno fa.

Questo ovviamente è un pensiero che si basa su corsi e ricorsi storici e sulla rapidità con cui cambiano i gusti musicali delle persone, quindi potrei sbagliarmi, ma nel mentre, godiamoci questo grande momento dove possiamo sentire i nostri gruppi preferiti nelle radio italiane!

Letto 461 volte Ultima modifica il Martedì, 21 Luglio 2020 15:53
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